Se sbagli un tiro sei fuoriDo The Right Thing |
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La parte migliore di me
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venerdì, 11 aprile 08 20:13
Uomini bassi in soprabiti gialliHo riletto praticamente tutti i miei libri di Stephen King (20), ho tentato per la miserabile quarta volta di spingermi in avanti con I Miserabili, ho riletto quel che più mi era piaciuto di Hornby, ho trovato un libro che a quattordici anni mi era sembrato grandioso, l'ho riletto e sono rimasta delusa. Sarà che adesso ne ho 27? Ho letto (sto leggendo) Gomorra, un libro di Conrad, uno della Highsmith e l'unico che ancora mi mancava di Salinger. Per un certo periodo ho letto tutti ma proprio tutti i giorni il quotidiano, rinunciando per lo schifo. Ogni giorno sono almeno dieci chilometri di bici più almeno mezz'ora di esercizi specifici per il mio ginocchio che è andato, come dicono in certi ambienti, a schifio. Ho fatto un puzzle della tour eiffel, lasciando incompleto solo il cielo, come da abitudine. Ho rinnovato il guardaroba tirando fuori tutto quello che ho di estivo, e forse questo maltempo è colpa mia. Ho passeggiato per l'immensa soffitta dei miei, recuperando libri mai visti e fumetti e una giacca di pelle e vecchie borse che non ricordavo più. Ho rivisto tutta la prima serie di Lost, e arrivata all'ultima puntata, in un momento di debolezza, mi è venuto da piangere di nostalgia. Sono andata a nuotare. Ho guidato pochissimo. Mi sono drogata a tratti, ma nell'insieme molto molto poco. E tutto sommato, ragazzi, una noia da non crederci. lunedì, 04 febbraio 08 18:48
Del piacere di tornare a casa
Mi chiedo come sia possibile, in certi momenti, che io mi sia limitata a farmi qualche canna. Davvero, è parecchio ammirevole. Come dice la collega di Irina Palm, a volte vorrei smettere, poi ci penso e...mi merito ogni sigaretta di questa terra. Non sono una macchina, porca puttana.
venerdì, 27 luglio 07 22:03
La nonna polemizzaCi sono sei persone che discutono quasi animatamente reiterando vergognosamente la stessa inutile domanda all'infinito. Non è l'inizio di una barzelletta ma l'attuale situazione massmediologica italiana. Il personaggio numero uno ha un sorriso che mi fa dubitare del canale che sto guardando, e invece no, sono su quello giusto, ed è di un'ignoranza tale che mi sento a disagio per lui. E' il presentatore, o moderatoremoderato. Il personaggio numero due, di sesso femminile, passa dal rischio di crisi nervosa a quello di letargo nel giro di pochi secondi, e si appella al diritto di pubblicità quando i toni si scaldano o, magari, si inizia finalmente a sentire qualcosa di sensato. Mi sento a disagio anche per lei, che è la spalla del presentatore, e credo che al suo posto ringrazierei di aver avuto quella sedia. Il personaggio numero tre è una storica dell'arte, che, visto l'argomento di sua piena competenza, dovrebbe avere più voce in capitolo degli altri. In realtà non è così, ovviamente, ma sentirla parlare è un po' una boccata d'aria in tante minchiate. (Il tema della serata è il divieto, il vietato vietare, la mostra annullata a Milano, il perchè sia stata prima approvata e finanziata e poi presentata ma poco dopo annullata, il diritto a sentirsi offesi in quanto cittadini, cattolici, omosessuali, bambini, cani, tavoli, politici, giullari.) Il personaggio numero quattro è un giornalista di parte, pare addirittura di parte lesa se si prende come metro l'inutile discussione che la terra è rotonda, ma no che non è rotonda guarda che dopo lo stretto di Gibilterra cadi giù, la chiesa ha potere, ma no che non ha potere guarda che ormai le chiese sono vuote (..?), e comunque non risponde nemmeno lontanamente alla domanda che gli viene fatta. Il quinto personaggio è un deputato, anche lui meritevole di parola ma solo secondo me visto che la pubblicità gli taglia le gambe. Il sesto personaggio è un altro giornalista, intelligente poichè dotato dell'uso del cervello, o forse perchè a conoscenza di tale possibilità, che coglie il senso della discussione come pochi altri tra i presenti. Quello che ne esce non ha niente a che vedere con l'argomento, alcuni dicono cose sensate e interessanti, altri vagano fuori da questa realtà vaneggiando, e affidandosi ai sempreverdi argomenti: la sensibilità dei bambini (che in una mostra vietata ai minori di anni diciotto non so cosa diavolo...), il sopracitato diritto a sentirsi offesi in quanto fedeli (che invece il maicitato diritto a sentirsi offesi in quanto "contronatura", "innaturali", "nonfamiglia"..), quella poltiglia maleodorante che non è merda bensì un misto letale tra politica e religione, che non si capisce cosa ha inquinato prima cosa, e che comunque si dice ancora che la chiesa non ha potere (il quinto personaggio ha ricordato che lo stato finanzia ogni anno la chiesa con sei miliardi di euro, e se non è potere questo, e qualcuno ha detto un "vedremo.." che mi ha atterrita perchè non ho capito se effettivamente si "vedrà", cioè se si renderà un po' più nota questa cosa, e se "ah si? vedremo", cioè qualcosa che ricorda il "ti aspetto fuori" dei peggiori livelli. Tutto questo per dire che io la televisione non la guarderò più, e mi limiterò ai film e alle telenovelas sudamericane e a lost. mercoledì, 13 giugno 07 12:13
Ten little white monstersL'imminente tema della mia stanza è blu/arancione. E' un cambiamento notevole e più che adatto a me, in questo momento. Potrei dire che nella preparazione, che consiste nell'inscatolare tutto, ho trovato foto e biglietti che avevo nascosto bene e che hanno dissotterrato dieci piccoli mostri bianchi, ma in realtà "Ten little white monsters" è una meravigliosa canzone dei News for Lulu. E' un vero peccato che l'informazione musicale italiana si limiti a petuzzi come il festivalbar. Ci sono realtà musicali davvero interessanti. Non vorrei dimenticarmi di dire che il gruppo è di Pavia. E non di Londra, New York o Los Angeles. Pavia. Detto questo io mi preparo ad un weekend nella capitale. E tutto può essere. Ho imparato questo ultimamente. Non farò cazzate. L'atelier tinteggia. lunedì, 21 maggio 07 00:01
And the question is what's the more I like?Ho la terribile sensazione di essere tremendamente anni quaranta, proprio quel colore lì. E quando dico tremendamente intendo violentemente. A conferma della cosa la mia gonna alla Joanie Cunningham. Mi sento bene. Unico dubbio mentine alla violetta o pastiglie valda? (mentre parli sono talmente tranquilla che riconosco la tua gaffe, ripetuta, e vado avanti come un treno fino alla fine senza per nulla badare alla distrazione che mi provochi, senza pensare che ho sempre l'impressione di fare un passo gigante e di vedertene fare uno incalcolabile, recente ammissione. E' proprio vero, non è questione di eliminare ma di accettare l'idea che. Quella. Interessante e molto soggettivo il concetto di "maturità".) martedì, 24 aprile 07 21:02
Education to performNon si può mai stare tranquilli. E' semplicemente indecente. C'è un sapore in particolare tra quelli che sento che non riesco a lasciar perdere. Un certo gusto delle cose. E adesso dimmi. Cosa c'è fra di noi. Dimmi che non c'è niente. -, disse. "Dice che si vive in funzione della possibilità di incontrare qualcuno che ci faccia sentire esattamente così. E' matta da legare." F.L. martedì, 10 aprile 07 11:41
E-snatch, ovvero Elementi di geometria applicata, crioterapia e puntualità svizzeraDo I wanna do right OF COURSE, but do I really wanna feel I'm forced TO? In realtà volevo parlare di due treni che partono ad orari diversi e viaggiano nella stessa direzione, di rette parallele come binari, di svizzeri scalzi, di crioterapia con e senza azoto, di cellulari molesti e di liberi professionisti molesti. Volevo letteralmente dissertare sulle ferrovie e sulla Venere del Botticelli, sui pranzi eterni e sulle voglie improvvise, sulle coincidenze e su Kundera. Avrei voluto esporre lunghe riflessioni su quanto tento di cancellare. Il bene sul male, la ragione sul sentimento, la razionalità sull'istinto. Ma, anche se ne ho perso tanto, non ho tempo. Devo preparare una valigia. Devo finire di rimettere insieme i pezzi, ma sono a buon punto. martedì, 13 marzo 07 11:30
Elephant Woman
C'è da dire che montare scatole Ikea ascoltando Regina Spektor NON è un buon modo di prendere una decisione importante. La mia emotività, a volte, raggiunge picchi inaspettati. Se vivessi in un cartone animato potrei dire accidentaccio!, ed avere una goccia sulla testa e gli occhi semichiusi. Ma va da sè..
lunedì, 12 marzo 07 20:58
Con onesta pazienzaIl mio sistema a volte collassa. Per mancanza o per eccesso di stimoli. Per situazioni problematiche o bellissime. E' così, è un difetto di fabbrica. Scriverò vibranti lettere di protesta ai miei genitori. Spero che mandino un tecnico prima della mia partenza. lunedì, 26 febbraio 07 01:59
Big Apple"Extraordinary Machine "versione Brion" è uno di quei dischi che solo il pudore derivante da un diffusissimo uso mercantile del termine "capolavoro" impedisce di definire tale." http://www.cloudsandclocks.net/CD_reviews/apple_em_I.html Stimo questa persona. E la ringrazio per aver espresso perfettamente quella che è anche la mia idea. mercoledì, 24 gennaio 07 22:27
E-Side 3/3 (trailer)Mi accorgo che l'adrenalina sta scendendo perché una portoricana mi guarda. Sento aria fredda sul viso che delinea righe di lacrime. Sto piangendo dietro gli occhiali. Di gusto. Nuvole in tre, quattro, cinque dimensioni, basse, creano una cappa sull'autostrada che costeggia la ferrovia, sul cartello Roma che indica la direzione opposta a quella in cui viaggio. La portoricana mi guarda. Sembra voler dire non preoccuparti, poi passa, qualunque cosa passa, non piangere, non ne vale la pena. Non c'è motivo. Farai così, metabolizzerai e poi cercherai di fare contento l'editore. Guarda, fai come me, mettiti le cuffie e ascolta cose come Sex Bomb, ritoccati il trucco, limati le unghie, alza il volume fino a coinvolgere tutto il vagone, è facile, prova. La racconterai questa storia, perché in fondo lo sai che è troppo bella per non essere raccontata. La ragazzina bionda con cui faccio amicizia, in questo gioco al massacro detto intercity, sta leggendo un libro che si chiama Lezioni di morte. Vorrei dirle senti, se vuoi ti racconto io un po' di cose, così almeno ti spieghi anche perché ogni tanto piango e faccio no con la testa. Le direi di stare attenta. Le direi che il fondamento di tutto sta nel credere in sé stessi, nel non lasciarsi annullare completamente da un pensiero. Bisogna avere fiducia nell'istinto ma vedi, non sempre. E' ancor più fondamentale un secondo livello, tipo un controllo incrociato. Si deve fare molta attenzione alla direzione che prendono certi ragionamenti, si devono pesare bene le intuizioni. Ci si deve anche rendere conto che usare tutta questa prudenza è assolutamente inutile. Probabilmente assumerei un'aria abbastanza saggia, non importa se sono seduta su uno strapuntino, se sto piangendo, se guardo fuori senza vedere il mare nel finestrino opposto. Non importa se mi si è rotto qualcosa dentro e me lo si legge in faccia, lo sapevo che c'era questo rischio, anzi, speravo proprio che andasse così. Finchè qualcosa non si rompe non si può aggiustare. In fondo tutto questo sobrio piangere in silenzio altro non è che tensione che scende, incubi realizzati. E in questa giornata che spero sia stata reale è normale avere qualche lieve cedimento nervoso, ci sono immagini che sono troppo forti per il cervello di una persona letteralmente a pezzi. Le regole si ribaltano, i limiti si piallano ed è proprio normale che pensare ad un cellulare sul bancone di un bar mi faccia piangere sotto gli occhiali, così come pensare alle sue gambe mentre guida, al clochard che mi ha detto ciao piccola, alle auricolari che mi sono trovata in mano, all'odore della sua macchina.. E' normale piangere, e poi dicono che faccia venire gli occhi belli. A me in realtà vengono delle meravigliose labbra, un po' gonfie, un po' cherry lips, ma gli occhi sono un disastro. Sono un fedele specchio dell'anima. Le direi questo. Così almeno scoppierebbe in lacrime anche lei. E i suoi genitori le comprerebbero cose un po' più allegre da leggere in treno, non dico un Ritorno a Pompei della Nothomb ma almeno un La compagnia dei celestini di Benni, ecco. Avrei bisogno di mangiare. Di una doccia. Di dormire trentasei ore. Di un broker di organi. Di un flacone abbondante di rescue remedy. Di fumare un albero intero. Un ragazzo mi fissa per qualcosa come seicento chilometri. E' l'unica persona, parentesi portoricana a parte, che mi vede piangere per tutto il viaggio. Mi vede crollare anche quando sono al telefono, quando devo allungare a dismisura le pause perché non riesco a parlare. Mi vede mentire perché non posso far capire quanto sto male. Il mio umore non è dei migliori, probabilmente quel ragazzo con la faccia da pugliese sta pensando che sono matta da legare, e comunque non la smette di guardarmi alternano occhi e tette nonostante io indossi un maglione nero. E decido di andare in bagno a fumare. Scavalco persone e trolley grandi come vitelli e mi chiudo nella toilette, finalmente sola. La cenere che vedo nel lavandino mi fa sorridere, c'è qualcun altro su questo treno che non ce la fa senza. Mi guardo per un po' allo specchio constatando che non sono proprio da buttare, spiegandomi anche l'insistenza del pugliese. Quelle come me toccano il fondo e la cima quasi contemporaneamente, succede a volte, basta un po' di abitudine e non si sente nemmeno più il vuoto d'aria. Prendo le sigarette dalla borsa, allontanando a forza le domande che prendono forma nella mia testa di cazzo, e ne metto una fra le labbra pensando che ne ho davvero bisogno. Non ho l'accendino. Non c'è nei jeans, non è nella borsa, non è da nessuna parte. E' nel cappottino n.3, appeso in uno scompartimento, dove la mia amica sta dormendo da un po' in mezzo a italiani educatissimi, con posti prenotati, che mi lincerebbero se io adesso spuntassi con la testa e chiedessi con voce rovinata "Mi prendi l'accendino nella tasca?". Esco incazzata nera dalla toilette, fulmino con lo sguardo la signora irritata dalla lunga attesa che mi guarda con occhi da tra-un-po'-me-la-faccio-addosso-signorina-stavo-per-bussare. Scavalco altri trolley bovini e torno al mio strapuntino. La mia amica dorme. Gli italiani leggono Piove fuori dal finestrino a cui appoggio la testa. Il cielo diventa più scuro. Le ore passano, la distanza aumenta e torna a creare il cuscinetto di protezione che mi permette di vivere, sopravvivere, respirare.
lunedì, 22 gennaio 07 15:05
5 coseLo ammetto, lo faccio solo perchè Francytown mi ha obbligata. Five things you don't know about me 1. Ho i piedi prensili. Raccolgo oggetti, cambio canale. Prossimi obiettivi accendere una sigaretta e rompere una noce. 2. Quando sono molto stanca/annoiata/nervosa sbadiglio a raffica. Arrivo anche a toccare vette di 35-40 sbadigli, tanto che la mandibola mi fa male e chi è con me, se siamo in un luogo pubblico, si vergogna e si allontana. Forse perchè termino ogni esercizio con un verso diverso. Gnam-gnam, whauuu, brgnauu, mmmmhhhh e vari altri. 3. Non ho mai mangiato i datteri. Mia madre mi ha sconvolta quando ero piccola, dicendomi che li succhiano i cammelli. In effetti i datteri sono lucidi e i cammelli sono sempre lì a ruminare qualcosa..uhm.. 4. Le cose troppo belle (canzoni, persone, immagini, voci) mi fanno piangere e non ci posso fare niente. Sono bravissima con le scuse, raffreddore/congiuntivite/vento/occhi sensibili. E' più facile mentire che spiegare una debolezza emotiva come questa. 5. Quando sono sdraiata nel letto ad ascoltare musica, per rilassarmi tengo il telecomando dello stereo in equilibrio sulla fronte. Rilasso i muscoli e rendo la respirazione regolare. Una gran figata. e poi va beh, ci sono altre cose ma sono troppo inflazionate, tipo muovere le orecchie, non passare sulle righe con la macchina o a piedi, prendere i prodotti meno visibili al supermercato, and more and more. Non so a chi girarlo, quindi niente. Nota: Un ringraziamento speciale a Fra , perchè mi fa sentire un po' meglio sapere che vivo nel suo stesso mondo e momento, e a Fra-senza-link, perchè il supporto morale che mi ha dato lei è stato il più difficile da richiedere e anche il più importante. Trovare lei, una domenica mattina, dopo un'esperienza devastante, è stato fondamentale. martedì, 19 dicembre 06 17:09
Give me more, and more, and more
Cammino per la via principale della mia città in un'ora compresa tra il pranzo ed un eventuale rientro al lavoro. Il rumore dei miei stivali è più che regolare, mi sembra di camminare a velocità costante da ore. Saranno dieci minuti al massimo, io non so quantificare il tempo, purtroppo. Sorriso costernato. Ho appena pranzato in un locale che potrei definire trendy se volessi darmi un tono, orrendo se volessi essere sincera. Non sono abituata a bere vino a mezzogiorno e ho una serie di pensieri e associazioni mentali che si mescolano insieme creando un colore indefinito, destabilizzante, che mi ricorda un tipo di marmo. E continuo a pensare questa sono io. Ad ogni conclusione a cui arrivo, ad ogni vetrina in cui mi guardo per conferirmi concretezza. Questa sono io. Cammino facendo oscillare stupidamente una borsa arancione con una scritta obliqua in corsivo che dice Borsalino. E' il regalo di mia madre, il regalo a sorpresa. Ci eravamo accordate per l'ultimo libro della Nothomb ed eventualmente il fondotinta Lancome. E invece. Il cappello di Greta Garbo per cui ho perso la testa da mesi. Una cosa che definire superflua è dire poco. Cammino così, un po' imbarazzata per questa borsa, un po' commossa per il gesto di mia madre, un po' ubriaca per il vino e un po' preoccupata per questo buonumore che dura da troppo tempo. Le persone come me, ammesso che ce ne siano altre in questo stato, non sanno gestire la felicità. Le cose belle ci prendono alla sprovvista. E' nel nostro imprinting. Cerco di prendere le cose belle. I momenti. Le immagini. Le persone meravigliose che ho intorno. Cerco di non pensare che può crollare tutto, da un momento all'altro, da un pensiero all'altro. Cammino così, un po' pensierosa per le cose che mi stanno letteralmente travolgendo, un po' sorridente perché ho scoperto che ho grandi risorse. Ciclicamente mi sottopongo a prove di forza personali, cose un po' stupide ed indefinite, che probabilmente capisco solo io. Ci tengo davvero a superarle. L'ultimo test in ordine cronologico, per amore della precisione domenica pomeriggio, è andato male. E' andato malissimo. La sorpresa è che io ho reagito bene. Con distacco. Ero di umore brillante, ero in autostrada da sola, ero piacevolmente stanca. Mi sentivo marmo pregiato. Indistruttibile. E volevo sapere come stava. Semplicemente. Un mio ex fidanzato diceva che io avevo la predisposizione a rovinare le cose nei momenti più belli. Aveva ragione. Adesso che ci penso gli avevo regalato un cappello Borsalino. Sottile fil rouge. Continuo a camminare fumando marlboro lights non xmas version, tengo su gli occhiali da sole, mi imbarazzo un po' quando mi accorgo che qualcuno mi guarda perché va bene il cappello che peraltro è ancora in borsa ma io non sono la divina, mi sorrido nelle vetrine in cui mi specchio trovandomi spaventosamente in forma. Non penso più di tanto al fatto che dopo due giorni non so ancora come sta. Probabilmente mi chiamerà a natale. E se il marmo regge, potrei anche non rispondere. Non so quanto durerà, ma in questo momento sono esattamente quella che avrei voluto essere. Questa sono io. E vorrei lo sapesse.
lunedì, 30 ottobre 06 19:10
Io rifletto / il mio punto di fuga / io rifletto / la mia prospettivaSei seduta in un bar di brera. Lo so, mi stai aspettando, abbiamo un appuntamento. Sono in ritardo di almeno venti minuti, ma mi stai ancora aspettando. Ho spento il telefono, ti ho detto di avere la batteria scarica. Non voglio che ci sia niente tra di noi oggi, nemmeno un collegamento telefonico. E' una cosa tra me e te, la vodafone non c'entra. Passo sul marciapiede opposto, sei seduta di schiena. Non hai cambiato colore di capelli ma sono più lunghi. Ti riconosco all'istante. Ti vedo rispondere al telefono, sorridere, guardare l'orologio. Ti guardi intorno, probabilmente sei nervosa anche tu. E' ora di venirti a salutare, non posso più aspettare. Faccio il giro largo, mi specchio in una vetrina e penso ora, adesso. Cammino verso il bar, cammino in fretta. Non ho tacchi e posso permettermi qualunque velocità. Sfioro l'asfalto come scivolando verso il tuo tavolo. Probabilmente scatta qualche allarme nella tua testa e ti volti di scatto nella mia direzione. Mi guardi. Intuisco la tua sorpresa. Ti sorrido abbassando lo sguardo, sarà questo l'unico gesto con cui mi scuserò del ritardo. Ti alzi e vieni verso di me, facendo in realtà non più di due passi, guardandomi negli occhi. Non ti togli gli occhiali, non mi tolgo gli occhiali. Devo proteggermi da te. Devo tenerti lontana. Sarà una conversazione molto complicata e non voglio che tu senta più cose del dovuto. Ordino qualcosa di caldo, tu chiedi altra acqua naturale. Non riusciamo a parlare, ci incartiamo su frasi scontate che ci sembrano inevitabili. Ci sono troppe cose da dire, troppe cose che non dovremmo dire. E ci sono poche cose di cui dovremmo parlare. Le evitiamo entrambe, con grande cura. Riflettiamo i nostri punti di fuga. Sono nei nostri occhi le vie d'uscita che teniamo a portata di mano per un'eventuale emergenza. Non mi ricordo come è uscito il discorso, ma ti parlo di me più di quanto vorrei, e ti dico della mia patologia. Come ogni malattia psicologica suona stranamente stupida da spiegare a chi non sa cosa significhi sentirsi morire. Ti spiego che è iniziata senza motivo. Che continua senza motivo. Non mi interrompi nemmeno una volta, mi guardi e basta restando immobile. Ti spiego che una cosa fondamentale, per me, è avere sempre una via di fuga. Che sia un luogo o una situazione. Che sia una porta o un impegno con cui giustificare una fuga improvvisa. E te lo dico sorridendo. Smetto di guardarti, finalmente, dopo interi minuti, e il mio cervello formula una frase dinamitarda approfittando della pausa del Settore di Controllo. E la dico. Con grande stupore nel sentirmi pronunciarla. Proprio come adesso. Ti dico così. Ti dico che ho sempre bisogno di un punto di fuga, proprio come adesso. In tutta risposta ti togli gli occhiali da sole. Mi guardi e bevi tutta l'acqua che c'è nel tuo bicchiere. Sei serissima, e io penso che avrei potuto evitare di essere così stupida con te. In tutta risposta ti togli gli occhiali da sole, bevi tutta l'acqua che c'è nel tuo bicchiere e mi chiedi senza sorridere se ho ancora paura di te. E tutte le cose a cui finora abbiamo egregiamente girato intorno inondano il tavolino. Come prima risposta provo a sorridere dicendo che non lo so. Mi dici di non provarci nemmeno. Mi dici stavolta no, stavolta non ti lascio andare via così. Adesso la risolviamo. A costo di rimanere sedute a questo tavolo per quattro giorni. Come seconda risposta accendo una sigaretta e mi dici ecco, vedi, sei nervosa. Come sempre quando sei con me sei nervosa. Come sempre? Rido e ti ricordo che è abbastanza stupido quello che hai appena detto.E allora cosa? Adesso ti spiego, ti dico. Non sarà bello, ti dico. Non ti piacerà nemmeno un po' quello che sentirai. Però aspetta, prima facciamo finire questa canzone, senti che bella. Non ce provà. E va bene. Allora ascoltami. Cercherò di essere più chiara possibile. A brera si fa buio, come in tutta Milano, del resto. Nell'aria si sente La bellezza dei Marlene Kuntz. domenica, 22 ottobre 06 13:16
To-your-lovePlease forgive me for my distance E' quello che dice, ma anche come lo dice. sabato, 21 ottobre 06 16:19
She is trying to evolveNon è affatto divertente essere me. Che non è carino detto così, però è vero. Vorrei essere un'altra persona, per un giorno, e uscire con me. Perchè quello si che dev'essere divertente. Insomma, io sono la nonna. Ho il coraggio di mettere un cammeo sul colletto di una maglia. Ho un ventaglio in macchina. La termocoperta d'inverno. Senza contare il diadema, che non ho ancora avuto occasione di usare. E poi ci sono le storie. L'ultima fonte di discussione è stata la presunta esistenza di ambulatori abusivi cinesi. La mia amica di infanzia non ci crede. Va bene, magari non è come ho detto, che sono nel retro dei ristoranti, però ci sono! Probabilmente mi sono sbagliata, volevo dire lavanderie. E la mia dieta, che non è proprio una dieta ma un'abitudine alimentare di seguire le necessità del proprio corpo. Niente, non risulto seria. Amiche da vent'anni e non un minimo di comprensione. Ma io sono la nonna, è nella mia natura avere storie noiose da raccontare. E poi quando c'è la nebbia guido da suora. Quando mi siedo al cinema o a teatro metto gli occhiali. Ma lo giuro, non ho le pastiglie valda in borsa. Lo giuro. Mi fanno ridere i termini in disuso. Sono satollo, sentito al ristorante, mi fa ridere fino alle lacrime. Hai visto un bel cinema ieri sera?, potrebbe farmi sputare la dentiera, se solo ce l'avessi. Per fortuna no. Per fortuna il mio sorriso bulgari è la vera parte migliore di me.
(Purtroppo la mia adolescenza travagliata ha compromesso alcune delle mie zone di controllo. Mi scuso per la doppia pubblicazione nel blog dello STESSO quadro, e ringrazio chi, con grande delicatezza, non me lo ha fatto notare. Ne propongo un altro. Santo cielo.)
martedì, 17 ottobre 06 15:58
But a lesson must be lived / in order to be learned
A volte le cose prendono un'inclinazione me-ra-vi-glio-sa. E io scelgo di non pensare ad ottobre. Siamo già ad ottobre. E spero con tutto il cuore che non mi chiami mai più. Mai più. Voglio rimanere inclinata, così come adesso.
domenica, 15 ottobre 06 14:51
A million ways to be cruelPremessa Durante la telefonata cerco di mantenere un certo distacco, giusto per affrontare la situazione. Non ci sono altri modi. Mentre parliamo cammino sul letto, fumo una sigaretta, penso a cosa mettermi. Resto sul vago e cerco di ridere. Apro l'armadio e guardo il top di Kookai. Lui mi guarda, apre gli occhi e mi dice:"Sei impazzita? E' più di un anno che non mi guardi. Ti rendi conto? Ti rendi conto di avermi messo in mostra attraversando una folla, evidentemente ubriaca, con una bottiglia di vino in mano? Ti rendi conto di aver dormito su un letto con delle candele accese? E stasera pretendi che io mi sistemi e venga con te a Milano? Scordatelo.". Ci resto male, un po' per il tono che ha usato, un po' perché il mio top mi ha parlato. Provo a convincerlo dicendogli che insomma, gli affido una cosa grande, dovrebbe apprezzare. Arriccia le spalline indicandomi sarcastico il top di seta nero. Ci vuole pazienza, bisogna un po' assecondarlo. La prima delle innumerevoli prove specchio va male, va malissimo, non perché il top sia sbagliato ma perché ho un'espressione allucinata, alla Mallory, tra la pazzia e l'euforia. Non posso uscire in questo stato. Rinuncio alla seta per il lino, ignorando i commenti cattivissimi che arrivano dall'armadio. Il risultato finale non lo saprei definire, tutto sommato quello che sembro è una ragazza tesa e basta, con dei vestiti addosso. Mi trovo dimagrita, probabilmente è successo tutto nelle ultime trentadue ore. Quanta pazienza. Esco di casa con l'aria di un killer. Nell'improvviso e momentaneo silenzio della mia strada mi viene in mente. Mi guardo intorno strisciando gli stivali sulle pietre. Sorrido perché ce la faccio. Milano, barriera Leggo il cartello Milano senza respirare. Cerco di autosdrammatizzare, nuovo neologismo, pensando ad altro, tipo al Carrefour, ma come è prevedibile aiuta poco. Devo convincermi che non è niente, che saranno solo dieci minuti su un marciapiede perché ho deciso che sarà così. In fondo, ma proprio in fondo, non posso permettermi di più. Non ho sufficiente equilibrio. Provo quello che credo il mio miglior sorriso, si lo so che non si fa, allo specchio della macchina ma sembro una drogata. Sembro, uhu. Devo ricordarmi, assolutamente, di restare seria dicendo che siamo molto molto di fretta. Uhu. Lo so, scoppierò a ridere. Milano, porta Venezia Milano sfuma stasera, giuro. Sarà che sono abituata alla confusione dei weekend e oggi è mercoledì. Sarà che è qui e questo basta a cambiare tutto. Oltre al parco, proprio alla mia sinistra, a qualcosa come cento metri. Il mio cervello esplode. Guardo fuori con gli occhi sbarrati e le labbra sul vetro. Guardo i bastioni come fossero di ghiaccio e passo di fianco ad una limousine nera in doppia fila senza autista, roba dell'altro mondo. Io non ce la faccio, lo so che ho coinvolto altre persone in questa follia, ma io non ce la faccio. Come potevo pretendere che un fondotinta lancome e una cintura con fibbia a matrice bastassero? Spingo più forte le labbra sul vetro e guardo Milano, sperando che finisca tutto in fretta. Fumo una sigaretta e cerco di prendermi le mie responsabilità. Ci può stare. Ci sto. Milano corso Como Ritrovo una zona poco familiare che mi ricorda situazioni di pseudo mondanità imbarazzanti, free-drink come zuccherini e baci più che azzardati per strada, a tarda notte, in pieno inverno. Avrebbe dovuto chiamare qualcosa come due ore fa. Io non sono una persona equilibrata ma questa è la situazione più borderline e pericolosa che possa immaginare. Tra il rumore dei miei stivali e le risate inglesi da settimana della moda guardo per un attimo uno sgabello davanti ad un locale della Milano-bene dove forse ho baciato per l'ultima volta uno dei miei casi sociali. Della sua stessa età. Passo davanti ad un altro locale dove la mia amica di infanzia era solita sdraiarsi sul marciapiede, senza un motivo preciso, per una questione di forza di gravità. Mi siedo finalmente su un divano, ordinando non del valium bensì un drink del valore di una settimana di benzina. Avrebbe dovuto chiamare qualcosa come tre ore fa. Il rhum mi entra in circolo ed è un gran casino. Milano, corso Como (un'altra dimensione) Mi ritrovo ubriaca mentre tutti smadonnano che il mojito "non sa di un cazzo, c'è troppa menta e forse non hanno messo lo zucchero di canna." A me gira la testa, non poco. Suona il telefono e rimango interdetta per un momento prima di rispondere. Mi dice Ciaoooo! e io non capisco se è ubriachissima o se è contentissima, forse un po' di tutto. Si sono già a Milano, si in effetti si fa tardi, si lo so dov'è corso Como, si ti richiamerò. Ci provo a sorridere mentre dico che no, non sta arrivando, no, non lo so se passa di qui, onestamente non credo. E non ci riesco. I muscoli della faccia sono bloccati, però è strano perché quando sono ubriaca non riesco a stare seria e stavolta non riesco a sorridere. E' una bella faccenda. E poi basta, fondamentalmente una parte di me non aspettava altro. Mi rilasso, vaffanculo. Ormai. Ma se solo avessi voluto, si, la storia più vecchia del mondo. Se solo avessi voluto. Le avrei dovuto dire che dal suo tavolo di ristorante al mio divano ci sono cento metri in linea d'aria. Le avrei dovuto dire che tra me e lei ci sono centomila anni luce e che quindi sarebbe il caso di smetterla con questa farsa. Le avrei dovuto dire che si, ho voglia di vederti però preferirei camminare sulla lava, ho voglia di rivederti ma stasera in tv c'è scrubs e non posso proprio perderlo, ho voglia di abbracciarti ma sai, anche no, perché in fondo lo so che sarebbe troppo, sarebbe tutto troppo, quindi no, non ti voglio vedere. Milano, zona nevralgica Esco dal locale ubriaca senza nemmeno aver finito il mio drink, pensa te. Faccio strisciare gli stivali sul marciapiede, facendo la scema, facendo la parodia della tipica milanese-fatale. Prendo il telefono che però forse avevo già in mano e la chiamo ridendo, così, per dirle che secondo me non ce l'avremmo fatta. Un po' per smetterla visto che i miei nervi si sono strappati con un riiiiip, un po' per essere io a sputtanare la serata. Rimandiamo? Ma certo! Milano, viale Tunisia Sono una sfigata, sono bellissima stasera, sono un'ingenua convinta di poter risolvere un problema, sono truccata alla perfezione, sono una caffettiera che sbuffa vapore, sono un po' troppo convinta, sono nascosta dietro al mio dito mignolo che tra parentesi è davvero piccolo, sono anche ubriaca, sono stupidamente felice perché almeno ci ho provato, sono fatalista perché sono vigliacca, ma sono io stasera, sono io euforica e terrorizzata per la sua presenza. Guardo Milano con occhi ancora leggermente allucinati e ho un male alle gambe indescrivibile. Sono i nervi che si rilassano, mi suggerisce il top di lino. Mi sento improvvisamente stanca. Mi sento una buffona. Milano, viale Abruzzi (molto tardi per essere mercoledì) Vorrei sapere che cosa diavolo è successo ma mi scivola via tutto ad una velocità supersonica. Fisso una bmw con targa svizzera e mi sembra di stare per addormentarmi. Forse mi addormento. Forse ho sognato tutto. Quasi tutto. Il ricordo di una notte qualunque in un anno qualunque, forse recente, forse nemmeno mai esistita.
domenica, 24 settembre 06 18:17
And I went crazy again todayLe premesse sono sempre cosa discutibile. Più o meno succede che mi rendo conto del piacere che si trova nel fare una cosa dopo tanto tempo. Nel riscoprire una certa gestualità e, perchè no, manualità. Intesa come linearità dei pensieri, come capacità di seguire un fil rouge con una coerenza totalmente soggettiva. C'è una sorta di tecnica personale nel raggiungere la concentrazione necessaria a scegliere la musica più adatta. Certe canzoni in loop, anche. Stanotte ho incredibilmente azzeccato una sequenza di cinque canzoni (Fiona Apple, Wolfmother e Deep Purple, che detto così può sembrare cucina esotica e invece no, ho mescolato bene) che mi ha permessa di addormentarmi con gradevole lentezza e realismo nei sogni. Sogni pilotati, tra l'altro. Non è affatto facile anche se può sembrare. Ci vuole fortuna. E si può creare quello che probabilmente intendono tutte quelle teorie orientaleggianti del karma, del nirvana, dell'estasi, del nostro io, del trascendere noi stessi, quelle cose lì. Nell'addormentarmi, ieri sera, ho seguito più o meno volontariamente una direzione nel pensare, e poi inevitabilmente sognare. E potrà mai una cosa inevitabile richiedere fortuna? Ma lo so quello che dico o faccio solo finta? Un po' di coerenza sarebbe cosa gradita. E un'immagine, con sensazione più che materiale, e un gesto, e dio solo sa cos'altro mi hanno provocato una fitta allo stomaco, quasi dolorosa a livello fisico. Mi sono risvegliata toccandomi la pancia, come se avessi fatto addominali per tutto il giorno. Mi sono risvegliata con una respirazione un po' agitata, col naso chiuso, col gli occhi bagnati. Bagnati. Avevo pianto nel sonno. Lo so che non si fanno queste cose. Lo so che non devo pensarci, è la base di tutto per me l'eliminazione di queste immagini. So anche che non ci si aiuta manomettendo il settore Controllo delle Barriere nell'area della memoria. E so anche, benissimo, che il giorno dopo non ci si riempe la bocca con tutti questi paroloni che sembrano uomini grassi per cercare di spiegare che, dopo aver preso il sonnifero dopo settimane di sonno naturale, dopo aver messo cinque canzoni belle nel lettore mp3, dopo aver ricevuto il permesso dalla mia coscienza di sbagliare, ho pensato a cose troppo belle per essere anche solo lontanamente auspicabili, e sembrava quasi di viverle davvero, e quello che ho sentito nello stomaco è esattamente quello che sento nella realtà, molto raramente per fortuna, e che risvegliarmi stordita chiedendomi per un attimo se fosse un sogno o un ricordo a riempirmi la testa mi ha fatta sentire di una stupidità enorme. Non si scherza col pilotaggio dei sogni. Bisogna prendersi le responsabilità dell'argomento scelto. Per usare un'espressione dei nostri tempi, da lì in poi sono tutti cazzi tuoi. Si ringraziano vivamente Jane Lane per "la spinta", Ritchie Blackmore per lachitarra in Child In Time, Fiona Apple per aver avuto il coraggio di scriverecose come "prendi tutto il tuo supporto e lascialo fuori di qui perché non c'è nessun tipo di amore che può fare andare a posto queste cose" venerdì, 15 settembre 06 13:13
Niente e così siaForza, andiamo. Mi sento giù, ecco, sono triste ed ho pochissima autostima, ma mi sto rialzando, basta poco, basta uscire una sera e accorgermi che posso, se solo voglio posso. Più veloce. Si fa sentire, vorrei poter dire all'improvviso, leggo il suo nome sul telefono ed imito alla perfezione Clarice Starling che lascia cadere la lettera di Hannibal Lecter, ma il mio telefono cade sul letto e non su una scrivania del Federal Bureau of Investigation, infatti io non vivo in un film, e lei non mi dice niente di bello, solo una dolce intestazione e un bacio, per il resto lei è viva e questo è l'importante, mi dico, è questo l'importante, non l'aver riarredato la mia stanza dopo aver letto il suo nome prima di leggere cosa aveva da dire, senza un pensiero, senza un gesto sensato, senza una logica nello spostare decine di libri. Più veloce. Mi viene il ciclo con quasi due settimane di anticipo, così, il mio corpo decide che gli va di ovulare di nuovo, probabilmente nell'esatto istante in cui sto sognando che siamo nello stesso locale e io faccio finta di niente e mi dicono che alla modica cifra di euri quarantaquattrobarradiciannove potrò vedere Fiona Apple nella capitale e lei si avvicina e mi riconosce e mi sorride e io penso che non è cambiata nemmeno un po' e vorrei solo abbracciarla e. Più veloce. Problemi con le liste d'impiego, incertezze verso il futuro, progetti seri sul filo del rasoio, ipoteche in fiamme. Ancora più veloce. E' morta Oriana Fallaci, a settantasette anni, guardando la sua Firenze, e io devo aspettare un po' ad entrare in banca perché sento che mi si rompe qualcosa dentro, sento che una buona parte del buono che c'è in me sta per tremare ma diventerà più forte, sento che se n'è andata la donna controversa che mi ha insegnato tanto, non sento più tutti gli insulti che le hanno indirizzato, sento solo il peso di Insciallah il giorno in cui mia nonna l'ha messo tra le mie mani dicendomi prova a leggerlo, regalandomi un'eredità che non ha valore. Accelera ancora. Lei mi sogna ed io non so cosa pensare, non so cosa dire, non so cosa fare, non so, mi sembra solo di camminare sul cristallo. E adesso prova a prendermi. sabato, 02 settembre 06 13:15
What is this posture / I have to stare at ?Mia madre mi dice 'Facciamo la strada bassa?'. Vorrei dirle, ma proprio oggi? Dai non oggi, ti prego, oggi è una giornata che ha del paradossale. Cinque anni fa, vorrei dirle, proprio oggi ho fatto quella strada. Insieme ad una persona di cui vorrei tanto ignorare l'esistenza. Sai, vorrei dirle, era seduta davanti in macchina, senza scarpe, con le gambe incrociate sul sedile. Io ero seduta dietro, in mezzo, con gli occhiali da sole. Ero nervosa. Intuivo la catastrofe, forse. Non era prevista. Non era prevista lei, quel giorno, e nemmeno la tragicommedia che ne è seguita. Cinque anni fa la disposizione dei mobili nella mia stanza era diversa, non avevo le lenzuola su cui sono seduta adesso, non avevo lo stereo che sta andando con una canzone che è stata definita "da film noir" in una recensione, non avevo nemmeno il letto girato così. E invece pensa, guidando per la strada bassa mi sembrava di allontanarmi, chilometro dopo chilometro, da quelle sensazioni che dovrebbero ormai invecchiare. Mi sembrava di sentire il sangue scorrere con più convinzione. Fino ad un bivio, in cui ho dovuto interrompere l'allegra rimpatriata di ricordi girando dall'altra parte. Mi giro dall'altra parte, l'importante è accelerare. Accelero. Quanto suona bene "sono in accelerazione".
giovedì, 31 agosto 06 20:27
Da maggio a settembreC'è una sorta di strato di ovatta tra quello che c'è nella mia testa e quello che c'è fuori. Ho un'ottica un po' deviata, la percezione alterata. E la rima facile e scontata. Sono passati otto mesi da quando ho iniziato a dire ora mi passa, è solo un momento, come sempre, ora mi passa. Tutti i giorni mi sveglio, faccio colazione, mi lavo i denti, metto la crema guardandomi allo specchio ripetendo ora mi passa. Esco, vedo persone, fumo sigarette, faccio conversazioni, rido fino a non respirare e penso ecco vedi è passato. Torno a casa, mi lavo i denti, mi metto a letto ed ecco, vedi, non è passato affatto. Mi risveglio con occhi sbarrati, faccio un sorriso, mi lavo i denti, prendo la macchina, rispondo al telefono, passo le ore sull'orlo di una crisi di nervi che potrebbe esplodere che so, per un cognome, per una città, per una frase sbagliata. E reggo eh. Reggo come ipnotizzata, sono diventata bravissima. A fare associazioni mentali e ignorarle. A sorridere quando sto male. Come disse la mosca nel cassetto, ce vuole pazienza. Ce vuole tanta pazienza. Come dice una bellissima canzone, apparently nothing. Come diceva mia nonna, fa nenta d'nuvità. E così farò. Continuerò a guardare il mondo dal basso verso l'alto, con lo sguardo Donnie Darko. ehehehehe. venerdì, 25 agosto 06 20:58
Comando alternato, oggi a me domani a teE' risorto, titola qualcuno. Spero con sarcasmo. Dice che il governo è in mano alla maggioranza estremista della sinistra. Ma a me non pare, io l'ho votata l'estrema sinistra e mi lamento di continuo che non ci danno spazio, che il mio uomo non si vede e non si sente mai. Dice che non lascerà la politica. Che lo promette. E dalla promessa alla minaccia si sa, il passo è breve. Si chiama punto di vista. Dice che un ultimo sondaggio (?) lo vede in rimonta nelle "intenzioni di voto". Questa prima o poi me la spiegheranno. Così come mi spiegheranno la definizione di "guerra preventiva" , "immunità parlamentare" e "cultura moderna". La definizione ed il perchè. Ma basta parlare di lui, è già troppo pericoloso. Dite che mi quereleranno? Proviamo. Berlusconi è pericoloso. Ma sono ancor più pericolosi tutti quei (direi coglioni, ma..) anzi quegli anzi i anzi lasciamo perdere, che facevano ovazioni. Canticchiavano po-po-po-popopo, perchè probabilmente anche la vittoria dei mondiali c'è stata grazie all'intervento del nano. Aggiungo alle curiosità: cosa c'entra Seven Nation Army con i cori da stadio? E' una di quelle cose note a tutti per tacito accordo? Io non lo so. Mi sono persa. PERICOLOSO! Mi sono persa di nuovo, basta. Sapete Calderoli cos'ha dichiarato? «È lui l´unico vero leader, lui ha i coglioni, la sinistra invece è votata dai coglioni». Rinnovo come sempre la mia appartenenza alla categoria. Anche perchè, la sola presenza del sopracitato ex ministro basterebbe a farmi diventare di sinistra. Di minoranza, tra l'altro. E anche oggi abbiamo visto una settantina di previsioni meteo, un po' di sane televendite (anche Mastrota e la Rossetti, tutto sommato, hanno diritto di lavorare) e il nuovo fidanzato della Clerici. E del suicidio del soldato inglese diciannovenne non se ne parla. Non se la sentiva di uccidere i bambini. Concludo? No, nel primo giorno di ciclo mi sento in diritto di fare quello che voglio. Comunque le conclusioni sono: berlusconi è pericoloso La tv fa male, ipnotizza e lobotomizza. E fa schifo. Ridge Forrester è un vero spaccone. Tenta di riconquistare Logan riarredandole il giardino con scimmie e pappagalli. Spaccone! Visto? Noi donne siamo più a rischio. Viva Zapatero! lunedì, 14 agosto 06 12:45
I understand what I am still too proud to mention (to you)Ma cosa vuoi che sia. Dimmi cosa vuoi che sia una cazzata come questa. Non avrai davvero intenzione di rovinarti una giornata per aver aperto un libro e aver trovato un biglietto. Per così poco? Ma dai. Non ci credo. Solo per aver riletto quei cinque sms cinque. Solo perchè te li aveva mandati in sequenza, per raccontarti di averti sognata. Solo perchè li avevi scritti su un foglio che avevi poi dimenticato in Insciallah, pensando ma quando mai mi ricapiterà di sfogliare Insciallah. E dai. Ma dai! Non riesco nemmeno a fregarmi da sola. Meno male. Meno male che ho qualche libro di Bukowski a salvarmi. Beveva di brutto quel tipo.
mercoledì, 09 agosto 06 15:39
DetrentaseiorizzazioneNon indicato mangiare uova a pranzo. Non indicato sopravvivere per giorni e giorni a marlboro lights e caffè e succo d'ananas. Imperdonabile avere la batteria del telefono scarica o, peggio ancora, restare senza soldi. Bere molta acqua. Spegnere la radio. Indicatissimo convincersi che, se non ha il nostro numero, molto difficilmente chiamerà. Ancor più indicato convincersi che difficilmente avrà chiesto il ns numero a qualche conoscenza comune. Prudente non affidarsi all'istinto. Per almeno trentasei ore. Consigliato il riposo. Lasciar marinare un'idea prima di concretizzarla. E di cretinizzarsi. E' proprio giornata di neologismi, uh si si! lunedì, 07 agosto 06 10:25
Grossi guai (e grasse risate) al settore DignitàOdio fare pensieri poco costruttivi. Odio debilitare il mio amor proprio con convinzioni che in realtà non sono credibili. Odio la domenica notte, più di ogni altra cosa. Il mio stomaco è in completa agitazione perchè, a volte, mi capita di vedere cose di una bellezza disarmante. Sono bloccata da un'immagine. Un fermo immagine che sa di allucinazione. Meno male che ci sono le mie amiche che ogni tanto scendono dalla macchina con palloncini a forma di farfalle, che arrivano agli appuntamenti su Frankie Morello fuxia su cui è impossibile camminare SOLO per farmele vedere, che tirano schiaffi ai gatti, che mi portano a mangiare giapponese SOLO perchè ho sognato che gli udon sono buoni, che non ci rimangono troppo male quando gli dico che non esco perchè forse muoio, che cercano di farmi fidanzare ad ogni costo ignorando che io intanto voglio sempre chi non posso permettermi, che mi fanno la minestrina se negli ultimi due giorni non ho nè dormito nè mangiato perchè "mi sono innamorata", che mi guardano negli occhi e sanno cosa penso ancor prima di me. E' un ottimo metodo di sopravvivenza. Anche se è solo fortuna. venerdì, 28 luglio 06 22:48
Benvenuta ai Caraibi!Io e la mia amica di infanzia ci stiamo litigando quest'uomo. Qualcuno le spieghi che anche Orlando Bloom non è niente male in quel film. E che il vero grande amore della sua vita è su un'isola spagnola. Vero Sbarluccichy? E se arriva qui senza impermalosirsi sappia che nelle ns email, non la chiamiamo MAI con lo stesso nome. Milly, Trilly, Svampy erano solo un assaggio. Lotterò per quest'uomo, petite. giovedì, 27 luglio 06 23:18
Very ordinary machineImpari dopo tantissimo che non puoi più permetterti di fare delle promesse. Che è possibile, eccome, che certe persone restino da sole. Impari con grande fatica che c'è una sorta di lotta e non sempre sei tu a vincere. E non dovrebbe essere così. Impari che ci sono persone per cui daresti una mano, e impari che mentre sorridi e cammini verso di lei ci sono degli impercettibili fotogrammi che mandano tutto a puttane. Impari, con un'amarezza da non crederci, che non sai più se puoi permetterti di farti piacere qualcuno sul serio perchè il tuo corpo segue tutto un altro schema e se provi a modificarlo rischi di rompere tutto. Capisci, per rispetto, che a volte non ci sono giustificazioni. Che chiedere scusa non basta. Realizzi, con improvvisa ed invidiabile lucidità, che sarebbe stato bellissimo. Impari che c'è un limite. Che il tuo istinto non vede nemmeno. Che tu non vedi nemmeno. Ed è bellissimo superarlo. Come un momento che ti taglia le gambe, e hai voglia a tenerti. Stai ancora camminando ma hai le gambe nel vuoto. Puoi far finta di niente, continuare a muoverle. Ma poi cadi. Il tuo corpo cede alle leggi fisiche di questo tuo problema. Abbiamo un problema. Vorrei imparare a non cadere. A camminare sul vuoto. Ho dei limiti. Mi dispiace. Oggi mi hanno detto "Hola guapa!". Sarà di buon auspicio? O forse era wapa? martedì, 25 luglio 06 21:33
Memoria in rovinaPrendo un po' di tempo per me stessa. Scrivo su un quaderno, comprato per questi momenti. Scrivo qualcosa come sette pagine senza saltare nemmeno una riga. Me ne compiaccio e rileggo il tutto. Ho il buongusto di tirare righe nere su tutte e sette le pagine, diagonalmente. E di chiudere il quaderno. Sono ingestibile.
Sono imperdonabile. venerdì, 21 luglio 06 15:39
Morrissey, Mojito e la MalaeducazioneIl quinto bicchiere di mojito è il limite massimo che non supererò mai. Mai più, almeno. Non so come sia potuto succedere. Tutta colpa del ragazzo con la valigetta. Un kit da mojito, ma quando mai? I discorsi che ne sono usciti, però, meriterebbero una sezione apposita. Un tipo mi ha chiesto di sposarlo, dicendomi che si sarebbe procurato le carte del divorzio entro ventiquattrore. Purtroppo per lui me lo ha chiesto dopo il primo bicchiere, rien ne va plus. Le cimette, purtroppo di menta, sono state le protagoniste di battute al limite dell'arresto. Momenti di serio panico quando il ghiaccio è finito. Abbiamo sbrinato il frigo, e qualcuno sosteneva che fosse "ghiaccio all'ammoniaca". C'è stata grande selezione, di ghiaccio e di persone. Il fratello del tipo, mio socio nell'impresa titanica, mi ha raccontato di una serata a base di tequila in cui ha lottato contro i vietcong, che non se ne sono mai andati. Uno a zero. Ho controbattuto raccontando di quando, in preda ad un collasso, mi sono bagnata la faccia con l'acqua di una pozzanghera. Ma eravamo a metà del quinto, il pudore era solo un parola con la P. Una donna, anche lei nel gruppo di sostegno di rum bianco, mi spiegava i potenti effetti dei fiori di Bach. Una signora, sorseggiando il suo terzo, ci ha detto di andarci piano. Mentre il mio cane le lavava i piedi. Fiorivano complimenti sulla mia gonna e sulla mia abbronzatura, il rum bianco sentitamente ringrazio. Il mio giardino era illuminato da candele alla citronella sparse ovunque contro le zanzare. Quindici miliardi hanno detto al tiggì. Da grande voglio fare quella che conta le zanzare nel nord ovest dell'Italietta. Un uomo, con la scatola della torta in testa, mi spiegava che è molto raro trovare una venticinquenne appassionata di teatro, letteratura, Anna Magnani, Franca Valeri e Vinicio Capossela. Io pensavo che sarò poco credibile quando racconterò questa festa. Il compleanno di mia madre. Amarcord. Dopo quattro ore di ufficio, due di sonno e due di macchina senza aria condizionata eccomi a Villa Arconati. Con Morrissey sul palco. Dietro di lui una gigantografia di Oscar Wilde. Eh però. Attacco di panico a parte, risolto provvidenzialmente dalla telefonata ad una coltivatrice di menta, una cosa da non poterla raccontare. Chi lo ha visto lo sa. Chi non lo ha visto, tanti saluti.
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